PUGLIA TRA GROTTE E BORGHI. INSEDIAMENTI RUPESTRI E INSEDIAMENTI URBANI: PERSISTENZE E DIFFERENZE
II Convegno Internazionale sulla Civiltà Rupestre, Masseria San Domenico, 24-25-26 Novembre 2005.
SINTESI DI ALCUNI INTERVENTI
Jean-Marie Martin: "La Puglia centro-settentrionale: ambiente e insediamento medievale"
Descrizione dell'ambiente e della morfologia del territorio pugliese. Analisi geologica degli altipiani calcarei, degli strati tufacei, delle grotte naturali. Il calcare secondario e il tufo, dominanti la struttura geologica soprattutto nella Puglia centro-meridionale. Impiego e tecnica del tufo come materiale da scavare e rimaneggiare per ottenere spazi abitabili.
Le zone calcaree della Puglia, poco popolate nell'antichità, diventano le più sviluppate della regione durante l'alto Medioevo. Sotto la dominazione bizantina, oltre a nuove città, nascono i primi villaggi stabili che, secondo la pratica bizantina, non sono fortificati. Si formano gli insediamenti nelle grotte, talvolta intorno ad una chiesa rupestre preesistente.
Loredana Francesca Tedeschi: "Analisi tecnica del monumento: per una lettura degli strati in negativo"
Lo studio degli insediamenti rupestri presenta, date le caratteristiche storiche e geomorfologiche, non pochi problemi di lettura e interpretazione. La stratigrafia in negativo, peculiare di questo tipo di insediamento, comporta un approccio mirato per approfondire l'analisi delle fasi di vita del monumento "scavato".
L'individuazione dei rapporti stratigrafici tra strati in negativo sulla superficie rocciosa è basilare per l'interpretazione dei diversi usi del monumento nel tempo; ma è innegabile l'estrema difficoltà che spesso si incontra nel riconoscere le tracce di antropizzazione. Ancor più difficile è porre in relazione questi segni con le ragioni per cui sono stati tracciati. L'osservazione diretta è imprescindibile per questo tipo di ricerca, ma spesso prevalgono difficoltà pratiche: l'analisi particolareggiata dell'ambiente rupestre richiede un'osservazione più che puntuale, dunque permanenze molto lunghe sul posto.
Basilare è la lettura delle geometrie e delle superfici. I metodi di acquisizione, elaborazione e catalogazione offerti dalla tecnologia avanzata sono un valido supporto su più fronti: per la raccolta delle informazioni e la conferma delle osservazioni dirette e, soprattutto, per integrare e gestire i dati ottenuti. La sperimentazione hi-tech esibisce grandi potenzialità nelle analisi morfologiche, grazie allo scanner che consente indagini "discrete", di dettaglio. Nel contempo, proprio queste nuove possibilità evidenziano le difficoltà intrinseche alla gestione di geometrie così complesse e irregolari.
Marialuisa Semerato Herrmann: "Iconografia e simbologia dell'apparato scultoreo e pittorico in rapporto al rito funerario nella cappella rupestre di Santa Vigilia"
Viene in primo luogo analizzata la duplice funzione, liturgica e funeraria, della cappella rupestre di Santa Vigilia, in base agli elementi architettonici e alle sculture e pitture che decorano l'interno.
Si ricostruisce poi l'etimo della denominazione di Santa Vigilia, derivata dalle veglie dei defunti.
Si passa poi all'indagine storico-artistica e iconografica: le osservazioni muovono dal rapporto tra i riti funebri dei secoli XIII-XIV e l'apparato di immagini e simboli, soffermandosi sui significati dei particolari scultorei e pittorici. In conclusione, si rileva la derivazione delle raffigurazioni murali da un insieme di modelli classici bizantini e da apporti d'impronta occidentale.
Filiberto Lembo: "La vita in grotta: le tipologie, le morfologie e le caratteristiche costruttive"
Il rilevamento e lo studio di interi insediamenti medievali della Puglia e della Basilicata - nuclei storici famosi come i Sassi di Matera o quello di Massafra, o pressoché sconosciuti come quello di Laterza - permettono ormai di disporre di un vastissimo repertorio di conoscenze sul mondo rupestre che il relatore definisce, per il carattere ampio e sistematico del fenomeno, urbanistica dello scavo. Sono note le caratteristiche tipologiche, morfologiche e costruttive sia delle cellule minime che degli insiemi: in altri termini, della realtà rupestre conosciamo sia il lessico che la grammatica e la sintassi.
Esaminando una serie di esempi rappresentativi di configurazioni ricorrenti, si individuano i diversi approcci delle popolazioni rupestri ai diversi problemi: si comprendono cioè le invarianti di progetto e di esecuzione, così come le particolarità locali e le soluzioni trovate dai singoli "escavatori-costruttori". Ne risulta il senso di una società viva e articolata, capace di rapportarsi in modo creativo con il territorio, progettando e attuando soluzioni di grande efficacia. Di questa realtà solo oggi si cerca, con la ricerca internazionale più avvertita, di approfondire scientificamente le ragioni, all'interno di una temperie culturale che, nella generale dialettica tra artificio e natura, ha riscoperto il tema dell' architettura sotterranea come uno dei più interessanti e ricchi di suggestioni.
Maurizio Minchilli: "Un sistema informativo a base geografica per la conoscenza e l'analisi delle successioni storiche e archeologiche"
La costruzione di una base di conoscenza territoriale può, con le tecnologie attuali, contribuire alla costruzione di un quadro significativo per le analisi storiche e archeologiche. Superando il concetto, ormai obsoleto, di adoperare le basi cartografiche per una semplice archiviazione 'geo-referenziata' dei siti, si tende oggi ad usare i mezzi di analisi spaziale - tipicamente sviluppati per la pianificazione territoriale - anche in settori la geo-statistica e lo studio delle stratificazioni storiche.
La possibilità di far interagire, ed elaborare, ubicazioni dei siti, percorsi viari e conformazioni idrogeologiche con altri elementi e strati informativi, ha permesso non solo una visuale dal generale al particolare degli insediamenti studiati, ma anche l'inserimento di rilievi di grande dettaglio, legati sia geometricamente che descrittivamente alla zona geografica sotto esame.
Viene dunque proposto un "sistema informativo a base geografica" correttamente impostato che, assieme ad una "base relazionale di dati", consenta di ampliare lo studio degli insediamenti rupestri, archiviare tutte le informazioni rilevate e farle interagire con le analisi territoriali.
Roberto Caprara: "Popolamento e centro di culto micaelico a Santeramo (Bari)"
Dopo un breve inquadramento geografico e storico del territorio del comune di Santeramo, si pone in rilievo la complessità della sua rete viaria, testimone dell'antichissimo popolamento dell'area. Viene in primo luogo presentata la vasta grotta carsica di Sant'Angelo, che si è rivelata come un centro di culto micaelico già in epoca molto alta, grazie alle prime analisi condotte sulle molte centinaia di graffiti e di iscrizioni di pellegrini, rilevati in una campagna di ricerca condotta nel mese di agosto 2005. I limiti cronologici della frequentazione del sito come centro di culto cristiano sono - alla fase attuale delle ricerche - indicati nell'arco di un millennio che va dalla fine del V a tutto il XV secolo. Rimangono ignote le ragioni dell'abbandono della chiesa romanica a cielo aperto, sovrastante la grotta, e della scomparsa persino della memoria, in ambito locale, della importanza della grotta come santuario micaelico.
Maria Rosaria Potenza: "L'insediamento rupestre di Santa Vigilia : ricerca cartografica e fotointerpretazione del territorio"
L'analisi cartografica del territorio comprendente la cripta di Santa Vigilia rientra a buon diritto tra le azioni necessarie ad una seria valorizzazione dell'area ed alla sua migliore fruizione turistica.
Le tecniche di restituzione hanno consentito la realizzazione di una cartografia dettagliata di questa porzione di territorio. In essa sono state poste in rilievo la viabilità, sia principale che di campagna; gli edifici in elevato, ossia la Masseria Abaterisi e la Masseria San Domenico; l'area che sovrasta la cripta; le tombe, poste sia dinanzi all'ingresso Ovest della cappella di Santa Vigilia, sia nei pressi dell'ingresso orientale. In evidenza anche gli elementi del paesaggio, come le colture di ulivo e i caratteristici muretti a secco, che con il monumento rupestre formano un unico, suggestivo assieme.
Gabriele Scranna, Roberto Rotondo: "Le dinamiche insediative ed economiche in ambito rupestre: l'applicazione G.I.S."
La ricerca nasce dall'applicazione di nuove metodologie di studio, nel tentativo di analizzare e approfondire alcuni aspetti della realtà rupestre. Alla base del progetto, l'idea di realizzare un sistema informativo geografico incentrato sugli insediamenti in rupe, sfruttando le potenzialità di indagine offerte dalla tecnologia delle piattaforme G.I.S.: sistemi, questi, che ormai da anni si sono imposti nella ricerca archeologica perché consentono di confrontare un'ampia mole di dati i più diversi in tempi molto brevi.
L'indagine in questione è di tipo estensivo, per raccogliere informazioni sulla distribuzione del fenomeno rupestre, per porre questo in relazione al territorio e poterne così indagare alcune peculiarità. Dati questi obiettivi, si è scelta l'area da prendere in esame, individuata nel territorio compreso fra i comuni di Monopoli e Fasano, dove il fenomeno presenta una notevole diffusione, ma soprattutto una notevole omogeneità.
La ricerca, quindi, si è mossa seguendo due direttrici parallele: da una parte si sono indagati i diversi siti rupestri per poterne cogliere gli elementi comuni; dall'altra, invece, ci si è soffermati sull'analisi dei percorsi viari antichi e recenti della zona, considerati veicolo privilegiato del popolamento. Dopo l'esame degli studi editi sull'area e delle fonti documentarie, si è passato ad impostare e realizzare una serie sistematica di ricognizioni sul campo, tramite cui ricavare le informazioni sui singoli insediamenti; i dati così raccolti sono stati poi organizzati e distribuiti all'interno di un Sistema Informativo Geografico, ed infine analizzati.
L'analisi delle varie fonti scritte disponibili riguardanti la zona, e più strettamente l'ambiente rupestre, ha permesso di raccogliere il massimo possibile di informazioni sulla geografia del territorio, la storia, le relazioni sociali e politiche intervenute nel corso del tempo. E' stato così possibile inquadrare in un più ampio ambito regionale l'area e i suoi mutamenti nel tempo. Dalle fonti documentarie e diplomatiche consultate si è cercato di far emergere i riferimenti relativi all'habitat rupestre, i rapporti con il territorio, la viabilità e le informazioni relative alla toponomastica: si è passati, perciò, dalla lettura del Chartularium Cupersanense e delle due bolle pontificie contenute nel Libro Rosso di Monopoli a quella del Quinternus Generalis Appretii, del XV-XVII sec, alla serie di platee appartenenti a congregazioni religiose, monasteri o semplici parrocchie della città di Monopoli. Si è quindi proseguito con l'analisi dei diversi cabrei della Commenda di S. Giovanni Gerosolimitano e del Baliaggio di S. Stefano, ed infine con il Catasto Onciario del 1755 della città di Monopoli; tutti documenti conservati nell'Archivio Unico Diocesano di Monopoli, nell'Archivio di Stato di Bari e nell'Archivio di Stato di Napoli.
Allo stesso tempo, si è esaminato più da vicino il fenomeno rupestre nella zona attraverso l'attenta analisi delle ricerche che hanno interessato tale campo d'indagine, per poterne ricavare utili notizie, per conoscere i diversi indirizzi di studio di questi anni e, nel caso, per poterli confutare alla luce di più nuove e recenti acquisizioni. Si è voluto, inoltre, rintracciare e analizzare le varie fonti cartografiche storiche per studiare i percorsi viari attraverso i loro tracciati e i loro progressivi mutamenti, partendo dalla lettura dei più antichi Itineraria e delle opere a carattere compilativo d'età medievale, passando alle varie rappresentazioni cartografiche dei secoli XVI-XVII e alle mappe presenti nei Cabrei, per finire con le prime carte topografiche I.G.M. del 1874.
La gestione di una grossa quantità di dati ha suggerito di avvalersi di schede cartacee, così da agevolare la preliminare raccolta delle informazioni e la loro successiva informatizzazione. Terminata la prima fase (raccolta della più diverse informazioni), si è passati all'acquisizione di dati sul campo. Si è effettuata una serie sistematica di ricognizioni sul territorio in cui sono presenti i resti delle attività rupestri. Durante le ricognizioni, che hanno riguardato una superficie di 35 km2, sono state schedate le coordinate spaziali della posizione delle singole grotte, avvalendosi dell'ausilio di un apparecchio G.P.S. Sono state registrate anche le misure delle diverse unità rupestri ed è stata segnalata di volta in volta la loro funzione. Si sono effettuati rilevamenti del materiale archeologico, sono state fotografate le grotte e gli interni.
Per quanto riguarda la viabilità, si è registrata la presenza, dove rinvenuta, di lembi di tracciati viari antichi, riconducibili (ad eccezione della via Traiana) per la maggior parte a vie secondarie, caratterizzate da carreggiate ricavate nel banco tufaceo e di difficile inquadramento cronologico.