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San Lorenzo

Da Fasano si prende la provinciale verso Savelletri. Al secondo chilometro si gira a destra su una strada campestre che porta in breve alla Lama di San Lorenzo, presso la masseria Monacelli. Si passa un giardino e si è all'ingresso della lama, ricca di grotte allestite, alcune con più ambienti e anche su due piani. La cripta affrescata è all'inizio. All'esterno si notano solo la porta d'ingresso, con croci greche incise a sinistra, e una finestra alla destra della porta. Aperture che sembrano tutt'uno con le rughe del tufo chiaro. L'occhio le inquadra come ferite più ampie della roccia tra ulivi, carrubi e fichi d'india.

Il nome di San Lorenzo è quello della lama, non della cripta, in cui mancano raffigurazioni del santo. Probabilmente era dedicata a San Nicola, che invece troneggia all'interno a sinistra della Déesis. L'interno, irregolare e leggermente rettangolare, comincia con il naos, lo spazio per i fedeli. Al centro, un pilastro ricavato dalla roccia e concluso da un accenno di capitello. Gli archi che partono dal pilastro dividono il naos in due navate. Lungo le pareti, un sedile di pietra riservato ai catecumeni che venivano istruiti per ricevere il battesimo. Nel pavimento si apre una profonda buca (3 metri e 70): non un fonte battesimale, forse un deposito scavato in epoca posteriore.

Segue il muro dell'iconòstasi: semplice all'apparenza, è l'iconostasi più significativa tra quelle delle cripte fasanesi. La sua struttura è in ogni aspetto connessa al rito basiliano, con la "porta divina" a sinistra, attraverso cui usciva dal bema - e vi rientrava - la processione con il disco del pane consacrato. A destra, l'altra porta con ai lati le aperture a tutto sesto per appoggiare le icone. Oltre, il bema, il sacro recinto, con due absidi: una rettangolare e a volta concava; l'altra, semicircolare, con resti di altare, il diakonikòn e, a terra, la sagoma di una piccola vasca.

Nel bema è il ciclo pittorico (gli affreschi del naos sono ridotti a frammenti). Sulla stretta parete laterale sinistra, la prima sorpresa: i due padri del monachesimo orientale e occidentale, San Basilio e San Benedetto, ritratti l'uno accanto all'altro. San Basilio in abiti di vescovo bizantino; San Benedetto, con la veste monacale dell'ordine, benedice però alla greca. Ieratici ma espressivi e realistici per molti dettagli minuti, dalle pieghe che solcano la fronte di Basilio al mento di Benedetto che sporge coperto di corta barba. Accomunati dal colore, in cui dominano l'ocra che tende all'oro e il blu. La figura di Basilio è simile a quella della Cattolica di Stilo, in Calabria. Quella di Benedetto è tra le più antiche in assoluto. L'affresco con i due fondatori della spiritualità medievale è databile tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII. E' il periodo in cui le due grandi tradizioni potevano coesistere, in un lento cambio della guardia di cui altrove (ad esempio a Lama d'Antico, come vedremo) si osservano slanci più avanzati. Subito dopo, nel corso del XII secolo, si affermerà decisamente sul territorio fasanese la regola benedettina.

A seguire, nella pròthesis dove si consacrava il pane, un incantevole Santo Stefano adolescente, raffigurato in un arco sopra il ripiano per la preparazione dell'eucaristia. Sul piano è dipinta una lucerna, la lucerna della comunione serale: l'intimo rituale bizantino che, con l'offerta della lampada, leniva i timori per la notte in arrivo e prometteva luce intatta per il giorno seguente.

Nell'abside concava che segue, la Dèesis: il Cristo Pantokràtor, con alla sua destra la Vergine orante a braccia alzate e alla sua sinistra Giovanni Battista. Le teste delle tre figure, con quella del Cristo al vertice superiore, formano il classico, simbolico triangolo della concezione spaziale bizantina. Un'austera potenza, appena stemperata dalla serenità del volto di Maria, promana dall'assieme nonostante le non vaste proporzioni. Ai lati della Dèesis, gli arcangeli Raffaele e Gabriele: il primo è di stupefacente soavità, quasi preraffaellita, con occhi penetranti e lo sguardo che appare intriso di sapienza celeste - lo sguardo di chi ha visto -. Seguono, nell'incavo dell'abside centrale, tre figure di santi - Nicola, Paolo e Pietro - tratteggiate con mano sicura, grande accuratezza di dettagli e intensa espressività.

Uscendo da San Lorenzo, si ha la sensazione di aver sfiorato un momento saliente dell'arte bizantina. Sensazione veritiera: il ciclo di San Lorenzo, per qualità pittorica e per l'esplicito accostamento di matrici orientali e occidentali (San Basilio e San Benedetto), è tra le cose più notevoli della civiltà rupestre pugliese.