Le origini degli insediamenti rupestri nei dintorni di Fasano sono probabilmente molto antiche: gli storici, oggi, pensano che l'uso di scavare le lame per allestire ricoveri risalga a prima dei greci e dei romani. Si ritiene poi che con la civilizzazione romana le grotte siano state abbandonate, per essere rioccupate nell'alto Medioevo, tra VI e VII secolo. Causa, il generale arretramento della popolazione - masse di contadini e pastori - dalla costa verso l'interno. Arretramento provocato da più fattori concomitanti: guerre tra Bizantini e Longobardi per il predominio sul territorio, decadenza del centro costiero di Egnazia (un tempo florido porto messapico-greco e poi romano), inizio delle incursioni saracene.
Vivevano nelle case-grotta, recuperate o costruite nuove, principalmente coloni, pastori e pochi artigiani. Questi mantenevano rapporti con i centri costieri e con il potere amministrativo: i contadini delle grotte, ad esempio, pagavano annualmente (ad agosto) tributo ai funzionari bizantini. Favoriva il popolamento delle lame - oltre alla facilità con cui si potevano trarre abitazioni dalla roccia - la grande fertilità dei suoli, dominati dalla terra rossa, prodotto finale del processo geologico di frantumazione dei calcari.
Nell'VIII secolo arrivano i primi monaci dai Balcani, in fuga dagli invasori àvari e slavi. Se pure all'inizio desiderosi di fare vita ascetica, incrociarono presto i loro destini con quelli della gente delle grotte. E così contribuirono ad innalzarne il livello civile: organizzarono i nuclei in veri e propri villaggi autosufficienti, muniti - diremmo oggi - di infrastrutture e di opere pubbliche al servizio dell'economia locale (frantoi, mulini, pozzi). E diedero a quelle popolazioni i centri e i riferimenti religiosi e morali di cui le stesse genti delle grotte avvertivano il bisogno. Il rapporto tra religiosi e laici fu da subito di mutuo sostegno e di piena integrazione.
I monaci non erano dunque anacoreti isolati, ma membri attivi e autorevoli delle comunità. La storiografia recente, insomma, sconfessa la tradizionale idea delle grotte-chiesa come "cripte anacoretiche basiliane", ossia luoghi isolati di ascetismo, fondati da monaci eremiti di culto greco (basiliano). Del resto lo stesso San Basilio, padre del monachesimo orientale, non aveva predicato la vita ascetica, ma un'esperienza spirituale libera e a contatto col mondo. E non aveva fondato ordini: una regola basiliana esiste solo dal XIV secolo.
Dopo i primi monaci greci, nei secoli IX e X raggiunsero il mondo rupestre della Puglia centrale religiosi greco-italici (italiani di nascita, bizantini di cultura), provenienti da Sicilia e Calabria, spinti dalle ondate saracene. La loro presenza consolidò sotto il profilo culturale il dominio bizantino (che aveva scalzato i Longobardi nello stesso periodo, tra IX e X secolo). Senza, però, estirpare la lingua e la cultura latina di quell'area. E senza ostacolare, poi, la graduale penetrazione benedettina, che si fece più intensa dopo lo scisma del 1059 - con cui la chiesa ortodossa si separò definitivamente da Roma - con l'appoggio dei Normanni - che proprio in quegli anni avevano avuto partita vinta su Bisanzio per il possesso dell'Italia meridionale -.
Infatti i cicli pittorici del Fasanese riflettono, caso unico nell'arte di quell'epoca, un intreccio di motivi greco-latini. Un mondo aperto e composito, dunque, che resta bizantino nell'ispirazione di fondo ma conferisce pari dignità all'elemento latino: sia a quello preesistente delle popolazioni - romanizzate e non grecizzate come in Salento - che alla nuova latinità benedettina.
I seguaci di Benedetto operarono un'ulteriore riorganizzazione degli insediamenti, incrementando le opere pubbliche e dando ai villaggi caratteristiche di tipo urbano, mentre i vicini casali evolvevano da agglomerati rurali in città (è il caso di Fasano). Ma nelle lame si continuò a praticare il rito greco ancora fino al XIV secolo, quando l'intero mondo rupestre, sempre più ridimensionato da nuove forme di vita civile, si dissolse.
Le chiese in grotta e i loro affreschi
Senza entrare troppo in dettagli, le chiese scavate nel calcare dei dintorni di Fasano hanno forma approssimativamente rettangolare e hanno dimensioni raccolte e pareti basse, per i limiti imposti dallo scavo. L'articolazione interna riflette l'uso bizantino: si entra nel naos, che accoglieva i fedeli, composto da una o due navate; procedendo in avanti, si incontra l'iconòstasi, il muro che separa il naos dallo spazio sacro; al di là dell'iconostasi, il bema (il presbiterio); al suo interno, la pròtesi per la preparazione del rito e gli altari; in fondo, l'abside semicircolare, sempre rivolta ad oriente. Così, ad esempio, è strutturata la cripta di le più importanti chiese rupestri della nostra zona.
